
Avevo dimenticato di aver avuto un passato. Per eccesso di concentrazione sul presente e proiezione verso un futuro che, per quanto talvolta pianificabile, rimane immancabilmente imperscrutabile. Ma questa sembra essere una piaga comune a molti.

Avevo dimenticato di aver avuto un passato. Per eccesso di concentrazione sul presente e proiezione verso un futuro che, per quanto talvolta pianificabile, rimane immancabilmente imperscrutabile. Ma questa sembra essere una piaga comune a molti.

Pranzo.
Il capo ha detto “Sensazioni. Sono quelle che contano.”
Dunque sensazioni. Mi sento fondamentalmente e pericolosamente tranquilla. Mi sento abbastanza bene. Non proprio a casa, ma quasi. Non ho ancora avuto gran modo di inquadrare la situazione. Temporeggio. Temo i momenti peggiori. Studio chi mi circonda. Ci sono almeno un paio di elementi di disturbo. Almeno una mina vagante pronta ad esplodere. E io aspetto. Sono tesa come una corda.. SDENG!
Rientro.
Mi alterno tra N ed R, come in bilico. Stasera l’N si attarda. Prendo l’R, che ci mette una vita. Più o meno il tempo che un essere umano impiega per capire quali siano le proprie priorità e, sopra ogni altra cosa, ciò che manca. Alcuni poi non lo capiscono mai. Sul treno c’è odore d’erba, il che tra l’altro mi sembra anche strano, visto che in ogni vagone c’è un omino dell’MTA che vigila.
Siamo all’ottava strada. So già cosa non va.

Dal tram alla metropolitana in circa ventiquattrore (presa anche una copia del Sole). Dal 19 al treno R, passando per l’AZ644, diretto Fiumicino-Newark.
Sono in uno stato anomalo. Non ho davvero altro modo per descriverlo.
Ho la sensazione che il tempo si sia contratto lasciandomi incastrata, invischiata come in una carta moschicida. Non provo niente. Non desidero andar via, nè ho voglia di rimanere. Un limbo.
Qualcosa sta per accadere.
Vai col mitra!