Svegliarsi la mattina, con un carico di problemi, e tra tutti ricordarsi che… “è il 13 marzo” e vaneggiare alla rinfusa, fino all’idea che oggi, volenti o nolenti, sarebbe successo qualcosa, di natura ed entità ancora ignote.
Svegliarsi la mattina, con un carico di problemi, e tra tutti ricordarsi che… “è il 13 marzo” e vaneggiare alla rinfusa, fino all’idea che oggi, volenti o nolenti, sarebbe successo qualcosa, di natura ed entità ancora ignote.

La notte offre un’occasione.
Qualcuno non sa coglierla. Qualcuno sa come.
Passa l’elicottero.
Nella desolazione di una programmazione a conti fatti decisamente avvilente, l’isola felice rimane confinata tra le facciate dei palazzi che racchiudono la Piazza della Rotonda e il Pantheon, il mio posto a casa.
Qui, sotto al colonnato, si danno appuntamento i numerosi componenti di una banda e dall’una vi rimangono a suonare, quasi ininterrottamente, fino alle cinque.
Qui rimango anch’io.
Musica. E qualcosa di più. Musicisti che s’intendono, si divertono, dando luogo ad un fuori programma che coinvolge quasi tutti i passanti – me al punto tale di farmi scegliere di declinare l’invito a spostarsi in luoghi diversi.