
Al posto sbagliato, al momento sbagliato. Anche se. Chi l’ha detto? Potrebbe essere solo un punto di vista, una convinzione erronea.
Mi sento eccentrica.

Al posto sbagliato, al momento sbagliato. Anche se. Chi l’ha detto? Potrebbe essere solo un punto di vista, una convinzione erronea.
Mi sento eccentrica.

Che male c’è? Strappare via quel velo di insoddisfazione e non gratificazione. E gettarsi tra le braccia immateriali di un consolatore lontano, distante anni. E, vagando tra i ricordi distorti di attimi concitati…
Sentirsi. Svestirsi. Provare.
Sognare. E l’idillio è già finito.

Cose e “non cose” che ti ricordano cosa era e cosa avrebbe potuto essere, almeno nei limiti dell’immaginazione.

Passiamo alla carta. Ho comprato un blocco e delle buste. Fa sempre comodo. Alla fine ho più tempo per scrivere sul treno che a casa, sulla carta che al computer. Poi mi va di scrivere, sebbene un foglio 9×17” sia a dir poco scomodo. E’ incredibile come alcuni millimetri cambino la percezione di un foglio. Avrei il mio libretto, stracolmo di ciò che mi viene incontro, ma le sue preziose pagine non hanno la pretesa di girare il mondo. OK. Basta. Scrivo e torno sulla terra. Scrivo in stampatello però, spero non ti faccia troppo male agli occhi.
Non ho garanzie che quello che ti mando possa essere di tuo gradimento, però, se hai voglia, ascoltalo.
Ha una sua storia, una mia. Te la scrivo.

Potrà nascerne una letteratura? Non saprei. Il fatto è che sono golosa quanto testarda, se non vedo non credo, se non provo neanche. Quindi sono andata.

Adesso il sole. Qualcosa manca e non trovo rimpiazzi.
Ho camminato a lungo per arrivare fin qui. L’acqua a tratti sembra finta. Andrà meglio. Una famiglia di russi legge il giornale vicino a me. Uno fuma una sigaretta. Lungo la strada un ragazzo “scia” sui pattini. Tanti giocano a baseball. I padri allenano i figli. Qualcuno, in barca, si lascia trascinare, dondolare. Trasportare.

In alcuni momenti sembra andare peggio. Di nuovo il vento.

Eccomi di nuovo. Non funziona. Ci vuole prassi e applicazione. Sempre. O magari mai. Il caso non ci piace, ma alla fine vince lui. Maledetto.
Non prolungherò la mia corsa di infinite fermate per andare a vedere se ho ragione. Non oggi.
Comunque lo so, che ho ragione.
A tutto c’è un perchè. E ancora non lo trovo. E no, non me ne sto lì tutto il giorno a cercarlo. E’ solo che ogni tanto faccio un salto nella stanza buia e mi soffermo a lungo. Mi chiedo. Mi domando. Dico. Urlo. Apri la porta! Mi piego. Mi assottiglio per vedere cosa c’è dietro. Troppa luce dalla fessura. Mi arrendo?
Aspetterò alla rimessa delle barche, il primo giorno che avrò tempo. E forse avrò già dimenticato.