Non ho armi

By Fran

Natale in sordina. Pochi auguri, poco di tutto. Solo molto a cui pensare.

60 centesimi, una chiave, numeri. Mi è apparsa come una sciarada. Poi ho trovato la soluzione, non la tua.

Nella mia stanza, al centro, c’era un baule di metallo, borchiato, dipinto di vari colori tra i quali predominava il blu.
Questo è stato per tre mesi ben più di un comodino.

Ad uno dei due estremi trovava posto il computer. Poi tutto il resto, in un ordine apparentemente casuale. Un vaso di ceramica con fiori finti, un paio di libri, un fumetto, un dime, il blocco dove ho provato a scrivere parole che non uscivano – queste – almeno due volte, delle buste che avevo preso per spedirle, matite e penne in un astuccio, la carta prepagata della lavanderia, centinaia di post-it. Posacenere, sigarette, accendino. Ritagli di giornale, biglietti da visita. Mandorle tostate. L magazine, Village Voice – per sapere sempre dove e come. Park Slope. Bicchieri di caffè vuoti. Tappi del vino. Varie ed eventuali.
Alla sera si aggiungevano, lungo una linea parallela al letto, due cellulari, l’armamentario da metropolitana (microcartina e Metrocard) ed il dollaro per il muffin, le chiavi di casa e dell’ufficio. La borsa appoggiata sotto, per terra, contenente il solito.

Ogni oggetto con un suo significato, un suo motivo d’esser lì, pratico e affettivo.

Fuori c’è il mondo da scoprire. E vuoi vederlo. Le risorse sono approntate, ma dentro le cose le senti come le ho sentite io, come ancora le vedo.
Tutto il set è tornato in dietro con me. A meno del dime, che è rimasto sul baule quasi a voler sottolineare il mio passaggio.

Esci. Prendi ciò che vuoi e fallo tuo. Se è troppo grande per stare in una valigia fotografalo, se non ti senti guardalo e basta.
Buona collezione. E scusa se ho finito le cartucce.

Per chi non crede a Babbo Natale c’è sempre questo.

Commenti chiusi. Un occhio veramente attento capirà.
Felice Natale, a tutti.