
Potrà nascerne una letteratura? Non saprei. Il fatto è che sono golosa quanto testarda, se non vedo non credo, se non provo neanche. Quindi sono andata.
La fila indubbiamente c’era. Al primo sguardo nulla di drammatico, poi mi è balenata improvvisa l’idea che fosse sabato, che fosse l’ora di pranzo, che fosse Brooklyn. Il che si è tradotto grazie ad una semplice equazione matematica in una ed una sola risultante. La lentezza.
Per ammazzare il tempo ho osservato. Surreale, ma senza eccessi. Gente affamata attendeva al banco, domandandosi se la prossima sfornata sarebbe stata quella buona, mentre dall’altra parte, con assoluta calma e disinvoltura una serie di ingredienti venivano approntati via via a trasformarsi in quella meraviglia fumante che è la pizza. Sempre lei. Sempre quella.
Nell’osservare ed osservare, a un tratto l’ho visto, l’ho visto coi miei occhi. Giuro. Ho visto quest’uomo prendere una pizza bollente dal forno e spostarla sul piatto di portata. A mani nude.
Ci siamo chiesti (ero in buona compagnia) come fosse possibile. Non ne siamo venuti a capo.
Non insisto sul fattore magia. Oppure… Tornerò con nuove ed eloquenti prove fotografiche? Chi può dirlo?
Tutto il resto è già stato scritto.
Tags: Brooklyn, cibo, Di Fara, il Bronzo di Riace, lo spregiudicato
November 20, 2006 at 11:41 am |
Vabbè, ma ’sta pizza era veramente così buona? Meglio del mattarello d’oro della Bufalotta?
November 21, 2006 at 2:52 am |
potevo capi’ se mi parlavi delle famose ciambelle o dei waffles… ma la pizza!!! La mia anima campanilista si ribella!!!
A.
November 21, 2006 at 5:59 am |
Come siete sofisticati. Oserei dire snob.